Dieta chetogenica di cosa si tratta?

La dieta chetogenica ha origini molto antiche, il concetto di dieta chetogenica nasce infatti nel 1920 per il trattamento dell’epilessia, successivamente nel 1976 il Dottor Blackburn dell’Harvard University definisce il primo protocollo di dieta chetogenica che viene validata nel 1993 dal Ministero della Salute.

Ma di che cosa si tratta?

La dieta chetogenica è una terapia dietetica caratterizzata da un maggior consumo di alimenti contenenti proteine e grassi e da una deplezione di carboidrati (meno di 30 gr al dì) favorendo così la mobilizzazione dei grassi di deposito per la produzione di energia e la relativa formazione di corpi chetonici.

Cosa avviene a livello biochimico nella dieta chetogenica?

Il glucosio e gli acidi grassi vengono metabolizzati in acetil-coenzima A (CoA) (un prodotto della scomposizione incompleta degli acidi grassi liberi [FFA] nel fegato) per entrare nel ciclo dell’acido citrico (ciclo dell’acido tricarbossilico) condensando con ossalacetato. In carenza di carboidrati durante una dieta chetogenica, la glicolisi scende a livelli molto bassi e l’ossalacetato non è disponibile per condensare con acetil-CoA prodotto dal metabolismo degli acidi grassi. Ciò porta alla deviazione dell’acetil CoA alla chetogenesi provocando l’accumulo di chetoni. I corpi chetonici sintetizzati nel corpo sono β-idrossibutirrato, acetoacetato e acetone, che possono anche attraversare la barriera emato-encefalica per fornire una fonte alternativa di energia per il cervello. Cuore, muscoli e corteccia renale possono facilmente utilizzare corpi chetonici mentre il cervello utilizza chetoni solo in caso di fame prolungata. Gli eritrociti non utilizzano chetoni poiché non hanno mitocondri. Il fegato produce corpi chetonici ma non riesce ad utilizzarli a causa dell’assenza dell’enzima 3-chetoacil CoA transferasi necessario per convertire l’acetoacetato in acetoacetil-CoA.

L’acetone (prodotto dalla decarbossilazione spontanea dell’acetoacetato), essendo un composto molto volatile, viene eliminato principalmente attraverso la respirazione polmonare (da qui il caratteristico “alito fruttato”) e, pur non avendo funzioni metaboliche, la sua presenza può essere utile da un punto di vista clinico diagnostico per indicare la presenza di uno stato di chetosi.

Ma esistono diversi tipi di diete chetogeniche?

Esistono diversi protocolli chetogenici in cui variano le calorie, l’apporto di lipidi e proteine, ad esempio la dieta chetogenica SKD (standard ketogenic diet) prevede un apporto glucidico giornaliero costante e molto basso in genere ≤ 30 gr/die ed un moderato-alto contenuto di proteine e grassi (circa 130-150 gr/die di proteine). Invece una dieta chetogenica a bassissimo contenuto di grassi (VLCKD o very low calory ketogenic diet) è una dieta ipocalorica, di circa 800 kcal giornaliere, ipoglucidica (30-50 gr/die di carboidrati), con una quota proteica che varia tra 0,8 e 1,5 gr per Kg di peso ideale, spesso fornite anche con integrazione in polvere, ma fortemente ipolipidica (circa 15 gr/die). E’ compito dello specialista personalizzare l’approccio dietoterapico e supplementare con eventuale polivitaminici, integratori di potassio e sodio e PUFA3.

La dieta chetogenica si pratica anche per alcune malattie?

Le diete chetogeniche alla luce delle recenti ricerche sperimentali trovano utilizzo in svariati ambiti clinici:

vengono utilizzate per l’epilessia, nelle malattie neurodegenerative come morbo di Parkinson e Alzheimer, nella sclerosi laterale amiotrofica, nel cancro in quanto le cellule tumorali si nutrono di glucosio e trovano difficoltà ad utilizzare corpi chetonici, nella sindrome metabolica e di conseguenza nel diabete di tipo II e  nel lipedema.

 

Dieta chetogenica e lipedema

 

In una review pubblicata dal Dr. Faerber sulla rivista Phlebologie nel 2018 dal titolo “Obesity and chronic inflammation in phlebological and lymphatic diseases”  si evince come obesità, infiammazione cronica e disturbi linfatici siano correlati e che molti disturbi associati al lipedema come dolore, gonfiore e infiammazione aumentano proporzionalmente allo stato di obesità addominale. L’infiammazione e i fattori ormonali giocano un ruolo chiave nelle donne con lipedema quindi la dieta chetogenica potrebbe essere un ottimo programma alimentare per chi è affetto da questa patologia. In particolare sembra essere utile seguire una dieta chetogenica non troppo ipocalorica, con alimenti naturali e non industriali e con proteine ottenute da animali non da allevamenti intensivi.

Ma seguire uno stile di vita chetogenico può avere benefici anche in donne con lipedema che hanno un peso normale, con riduzione del gonfiore e dell’infiammazione.

 

Quali sono gli aspetti positivi della dieta chetogenica?

  • Riduzione dell’appetito dovuta ad un maggiore effetto saziante dato dalle proteine e dalla formazione di corpi chetonici.
  • Riduzione della lipogenesi e aumento della lipolisi.
  • Maggiore efficienza metabolica nel consumo di grassi evidenziata dalla riduzione del quoziente respiratorio a riposo.
  • Effetti positivi sull’umore nei soggetti in sovrappeso. Anche se durante la primissima fase di una dieta chetogenica (i primi 4 o 5 giorni) i soggetti possono a volte lamentarsi di letargia, questa scompare rapidamente.
  • Miglioramento del controllo glicemico e dei marker lipidici.

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