La vitamina D e il COVID 19 quale ruolo.

Vitamina D dagli anni 30

Già negli anni ‘30 si attenziona il ruolo della vitamina D nella prevenzione e trattamento delle infezioni respiratorie, l’olio di fegato di merluzzo aveva un suo spazio di applicazione.

Una meta-analisi di studi randomizzati controllati condotti dal 2007-2020 rivelano effetti protettivi della vitamina D contro le infezioni respiratorie acute, sebbene questi effetti siano modesti.

Fattori di rischio per il COVID-19

La sorprendente sovrapposizione tra fattori di rischio per COVID-19: grave carenza di vitamina D, obesità, età avanzata e origine etnica nera o asiatica, ha portato alcuni ricercatori a ipotizzare che l’integrazione di vitamina D potrebbe essere promettente come agente preventivo o terapeutico .

Dinamica della vitamina D

La vitamina D modula favorevolmente le risposte dell’ospite alla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), sia nella fase viremica iniziale che in quella successiva iperinfiammatoria . È noto da tempo che i metaboliti della vitamina D supportano i meccanismi effettori antivirali innati, inclusa l’induzione di peptidi antimicrobici e l’autofagia.

I dati di laboratorio relativi agli effetti della vitamina D sulle risposte dell’ospite a SARS-CoV-2 in particolare sono statisticamente scarsi, uno di questi studi ha riportato un effetto inibitorio del metabolita attivo della vitamina D 1,25-diidrossivitamina D ( l’ormone steroideo e il metabolita biologicamente attivo della vitamina D) nelle cellule epiteliali nasali umane infettate con SARS-CoV-2, ed e’ stato anche dimostrato che la vitamina D regola le risposte infiammatorie immunopatologiche nel contesto di altre infezioni respiratorie con rilevanza nel contesto del COVID-19 grave, in cui l’iperattivazione della RAS( angiotensina ) si associa a prognosi infausta.

Gli studi sono attualmente in numero limitato e per lo più su modelli animali Recentemente, è stato dimostrato che le malattie delle vie aeree sono associate al metabolismo della vitamina D disregolato,e viceversa la possibilità che la carenza di vitamina D possa insorgere come conseguenza dell’infiammazione polmonare.

Studi attuali vitamina D

Studi prospettici possono fornire approfondimenti sul questa causalità inversa, (ma i risultati di quelli pubblicati fino ad oggi sono contrastanti). Gli studi sulla randomizzazione mendeliana offrono un approccio per superare questi problemi, ma devono essere su numeri di casi ampi per rilevare effetti anche piccoli o moderati che potrebbero avere rilevanza clinica.

Difficoltà per gli studi

Difficile avere studi su numeri importanti di casi per due motivi: primo luogo, i pazienti tendono a presentarsi in ospedale nella fase iperinfiammatoria della malattia, quindi potrebbe essere troppo tardi per beneficiare di eventuali effetti antivirali indotti dall’integrazione di vitamina D.

In secondo luogo, potrebbe essere difficile mostrare l’effetto di un micronutriente oltre al desametasone, che ha potenti azioni antinfiammatorie e ora rappresenta lo standard di cura nelle malattie gravi. Forse la migliore speranza per mostrare un beneficio clinico risiede in uno studio che si basi sulla popolazione che indaghi sull’integrazione profilattica di vitamina D come mezzo per attenuare la gravità della manifestazione COVID-19, nella misura in cui è asintomatico o non si traduce in ospedalizzazione.

Studio sulla vitamina D

Il disegno di un tale studio dovrebbe essere basato sui risultati di meta-analisi di studi randomizzati controllati di vitamina D per prevenire altre infezioni respiratorie acute, che suggeriscono che l’intervento funzionerebbe meglio se somministrato in dosi giornaliere di 400-1000 UI a individui con stato basale inferiore della vitamina D.

Effetti vitamina D

In attesa dei risultati di tali studi, non sembra controverso promuovere con entusiasmo gli sforzi per ottenere assunzioni nutritive di riferimento di vitamina D, che vanno da 400 UI / giorno nel Regno Unito a 600-800 UI / giorno negli Stati Uniti. Questi si basano sui benefici della vitamina D per la salute delle ossa e dei muscoli, ma c’è la possibilità che la loro implementazione possa anche ridurre l’impatto del COVID-19 nelle popolazioni in cui è prevalente la carenza di vitamina D; non c’è niente da perdere nella integrazione e potenzialmente molto da guadagnare.(sempre con supervisione medica onde evitare gli effetti del sovradosaggio!)

Bibliografia

The Lancet
Adrian R Martineau
Nita G Forouhi

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