Esiste una classifica dei tumori ma….

di contro esistono le persone, ognuno ha un suo mondo con tutto ciò che offre.

Chiaro, c’è chi affronta battaglie più gravose ma anche gli altri la stanno affrontando e non si può sminuire la fatica fisica e soprattutto mentale.
Mentalmente ci sono i propri limiti che emergono, il concetto di resilienza che spesso viene utilizzato, non è per tutti e spesso si trovano persone che si perdono nei loro limiti.
La pacca sulla spalla, la frase “ dai poteva andare peggio” non migliora la capacità di affrontare, anzi noto che accresce il nervosismo e la rabbia.
Cerco di rispettare ogni silenzio e cerco di ascoltare chi in sala d’attesa vuole parlare di se, ascolto perché aiuta anche me stessa.
Rimango quieta con il mio libro sulle gambe, aspettando il momento in cui anche la mia mente sia pronta nella lettura perché capita di leggere la stessa pagina più di una volta e mi accorgo che manco di concentrazione. Questo è.
Una volta mi accanivo quando succedeva e mi veniva da giudicarmi….l’importanza della prestazione, sempre in cerca di una sfida che mi facesse superare i mie limiti. Sono orgogliosa di me stessa e di quanto ho fatto, ora però cerco di non colpevolizzarmi perché è una fatica flagellarsi.
Conosco i pensieri che mi stanno togliendo la concentrazione e nell’ ascoltarmi ripeto che ogni problema dovrò affrontarlo quando si presenterà, perché potrebbe non profilarsi nulla di ciò che sta vagando nel mente. Garantisco che controllare tutto ciò non è una passeggiata ma devo darmi delle priorità altrimenti rischio di andare in tilt e non posso e voglio permettermi tutto ciò.
I se,i ma non possono fare parte del mio vorticoso lavoro mentale, già affollato 😬.
Ora è certo che mi mancano 3 chemio e poi dovrò affrontare l’intervento.
Altra scoperta, altre situazioni nuove, altre paure che affronterò. E poi…e poi ci penserò…
Ripeto e scrivo sempre che una diagnosi, una terapia di questo peso modifica tutto ma ho l’opportunità di modificarmi n meglio e devo rispettarmi e rispettare il dono della vita.
Andrà bene perché è ciò che voglio e desidero per me stessa e per i mie figli, dopodiché comprenderò chi sarò perché sarà così.
Una lezione come questa non potrà essere messa in un angolo della memoria non la rispetterei, dovrà essere presente per permettermi di migliorare giorno dopo giorno, eliminando in primis il giudizio verso me stessa. Basta !
Amarmi sempre, abbracciarmi sempre e vedere il bello che ho fatto crescere.
Esserci per chi vorrà ma smetterla di non sentire i miei bisogni spesso accantonati per soddisfare quello degli altri. Questo non è amore è mancanza di rispetto verso un sè che merita tenerezza e ascolto, tempo per crescere con gioia e forza

 

La paura…

 

 

Condizionati dalla paura, questo è.
Una riflessione notturna. Osservandomi ed osservando le persone più o meno vicine vedo quanto questo sentimento condizioni tutto. Ogni sfera. Paura di amare, non amare, di morire, di invecchiare di cambiare lavoro, affrontare ciò che ci infastidisce, paura della solitudine…paura di non farcela…
Mi chiedo cosa potremmo essere se fossimo in grado di ascoltarla e non farci soffocare, intimidire, bloccare. È la paura che condiziona la nostra quotidianità, anche quando dichiariamo non lo sia e di non provarla.
Molti atteggiamenti sono condizionati da questo immenso vuoto che ci avvolge e spesso si preferisce non ascoltarlo perché il timore è di farci risucchiare da quel vuoto.
Non credo si debba allontanarlo e metterlo in un angolo, almeno, così ho fatto, perché quando arriva, arriva improvvisamente avvolgendo annebbiando portando a sragionare e a fare scelte, forse, sbagliate. Consumiamo così tanta energia nel soffocarla senza renderci conto che quell’energia potremmo investirla nell’ascoltarla e superare i limiti.
C’è anche la paura del giudizio, ma di base chi giudica ha altri limiti quindi perché farci condizionare?
Siamo creature complete di tutto,eppure,ci limitiamo a “usare” una piccola percentuale delle nostre potenzialità, rimanendo legati a stereotipi culturali in cui il bene e il male seguono canoni definiti da altri esseri umani.
Sembra tutta retorica e per molto tempo anche io la consideravo tale, dopodiché dalla retorica che viaggia in superficie,ho visto che tanto retorica non è se condiziona i comportamenti di molti.
La paura arriva scatenando anche dei silenzi che si appoggiano a supposizioni, diventando giustificazioni, arriva con i suoi se, arriva scatenando isolamento oppure ricerca spasmodica del fare sempre più concitato, arriva togliendoci la possibilità di crescita e di evoluzione.
È la paura che ci limita in quello che viene definito “area comfort” che si restringe sempre più limitando volta per volta il nostro raggio di azione.
La paura genera sintomi, dolori, ansie, panico, balbuzie….deficit….quando tutto questo emerge in noi, silenziamo tutto…soprassediamo i sintomi, soffochiamo rintanandoci nel fallaceo confort sempre più limitante.
No, non è semplice scriverne i concetti, trovare un nesso tra i pensieri e il parlato o lo scritto non è cosa immediata e ricercare la forza durante un periodo difficile come questo è una grande impresa.
Sarebbe più semplice dichiararsi incapaci e rimanere con il proprio tram tram, trovando per ogni incapacità una soggettiva risposta.
E poi arriva la rabbia , l ’accusa verso un sistema sbagliato, verso tizio e caio che non capiscono o che “ la fanno facile loro”.
Si cerca la colpa all’esterno. Ci si appoggia a persone che possono soddisfare un piacere fugace, scambiandolo per altro.
Ohhh bè, meglio navigare a vista che imbarcarsi in una avventura in cui non si scorgono i confini, seppur lontani, ma solo gli abissi di un oceano scuro e profondo. Ma sotto il livello di quell’oceano immenso c’è vita, ed è quella che sto cercando sempre più.
Ad oggi è la morte che spaventa di cui non si può esimersi, se di questa c’è una certezza su cui non si ha potere, tutte le altre paure non devono limitare la vita.
Vivere avendo paura è morire prima del dovuto.
Posso aver paura di scrivere le mie fragilità? Posso aver paura di essere giudicata? Posso aver paura di scrivere un “mi manchi” un “ ho bisogno”? Posso aver paura di uscire dal torpore di una relazione per paura di non farcela? Oppure uscirne per paura che prima o poi finisca, provando una inevitabile sofferenza, evitandomi momenti unici e irripetibili?
Posso aver paura di voler un cambiamento? …posso, posso, di quanti posso siamo fatti!
Tutto questo è vita ma se la paura, quell’ oceano infinito che sembra nero e privo di ossigeno, ci spaventa quando arriva un qualcosa di inaspettato che sia luce o tenebra non saremmo capaci di affrontarlo rintanandoci nei nostri sempre più ristretti confini.
Non sono gli slanci menefreghistici o la supremazia del proprio ego a dispetto dei nostri affetti che dimostra la capacità di superare la paura, è altro, qualcosa di più consapevole e intimo e silenzioso e pacato che mi ha reso più sicura e ferma. In fondo, in fondo c’è la serenità, la scelta di essere felici

 

 

 

. Ci sono giorni che non mi sento bene, mi chiedo il perché poi sorridendo mi dico che forse un po’ di veleno nel corpo scorre e non posso pretendere di più.
Vivo con i miei pensieri, in una routine casalinga ritmata dalla lentezza.
Non posso dire che non mi giovi, anzi,accettare che deve essere così mi fa vivere la situazione in modo più tranquillo.
Migro da una stanza all’altra con il mio libro, un nuovo libro che aspetta di essere letto. Adoro leggere, non sempre ho la concentrazione per farlo, pur sapendo che una volta immersa nelle pagine sarei coinvolta so che fino a quando non sarò “pronta” non inizierò.
Oggi è così,mi accuccio sotto le coperte, fuori piove e accendo la mia lucina sul comodino. Ho bisogno di silenzio e del rumore della pioggia.
Ripenso a una frase che mi ha detto una cara, più che cara, amica la quale dopo aver letto il mio ultimo pensiero sottolinea quanto di me sto mettendo sul tavolo, rafforzandomi, diventando sempre più forte. Non amo definirmi così, ho come la sensazione che il termine “forte” venga utilizzato in modo eccessivo nei confronti di troppe donne trovando in “ tanto tu sei forte” un desiderio di chiudere la conversazione da parte dell’interlocutore che privo di argomentazione si nasconde dietro questo termine retorico.
Non è il caso della mia cara amica, capendo il senso di ciò che mi ha detto.
Fin da subito il motto era “ tanto tu sei forte”. Ma che significa ?
Forse, presa dalla mia quotidianità, dalle lotte costanti che ho fatto per uscire da una cattività imposta, da obiettivi da raggiungere, da molto altro, non facevo troppo caso a quanto avevo vissuto. Raccontavo di me ma senza attenzione, rendendo ogni fase della mia vita una “banalità”.
Questo è l’errore credere nel banale, perché non ho dato valore ad ogni passaggio di crescita, non ho fatto attenzione, non ho amato la mia tenacia, ne la mia costanza supponendo che per tutti sia uguale. Di fatto non lo è, non è ciò che capita ma come lo si affronta ! Ho troppe conoscenze che si fanno vincere dagli eventi quasi crogiolandosi delle loro sfortune volutamente impotenti a sconfinare verso una felicità, oppure c’è chi sconfina nel l’egoismo più becero.
Sollecitata da più fonti non mi soffermavo appieno su me stessa. In più c’era quell’abitudine, forse culturale, in cui io c’ero ma per gratificare, supportare, ascoltare gli altri perdendo il focus su me stessa. Che sia chiaro,amo ascoltare ed esserci per chi apprezza la mia compagnia o trova in me un sostegno, ma senza un giusto amore per me stessa, trascuravo il mio volere in virtù di un volere altrui ritrovandomi a negare i miei bisogni. Quindi ho accettato l’inaccettabile massacrandomi fisicamente e psicologicamente, diventando vittima di cattiverie, ma di fatto ero io a non fermarle trovando per tutti una giustificazione, di fatto veritiera ma violenta per me.
C’è voluto il tumore per portarmi ad apprezzare chi sono? Si. Esattamente c’è voluto questo ospite indesiderato che mi ha dato momenti di solitudine imposta, momenti di sconforto e momenti di rinascita.
Se sono qui, se cammino su questa terra da 47 anni non è casuale e come per molti ( non per tutti ) la vita non mi ha fatto doni, gli unici che ho me li sono conquistati.
Questo dà valore, se mi fossi crogiolata sulla retorica del “ perché ancora soffrire?” “ sarei entrata nel recinto della commiserazione. A parer mio fin troppo affollato, in cui la pacca sulla spalla, i musi lunghi e i sospiri profondi sono la base per la sopravvivenza, vivere è altro.
Devo imparare a giustificare meno. Questa modalità non mi protegge, non mi fa esprimere con verità l’emozione che provo trascurando di fatto me stessa.
Poco a poco si sta affacciando il motivo per cui sto vivendo tutto questo. Sono solo all’inizio e tentenno ancora, vacillo tra la cattività e la libertà. …

Mentre sto facendo la chemio…
In questi giorni di inoperatività, forzata, sono inciampata in una lettura, una statistica, che mi ha incuriosita. Si evince che le donne che hanno e affrontano la terapia oncologica e l’intervento chirurgico di asportazione del seno, e poi delle ovaie, vengono lasciate in una buona percentuale dal proprio compagno. La statistica metteva a confronto uomini e donne, queste ultime rimangono a fianco del proprio compagno più di quanto facciano gli uomini.
Il mio non è un valutazione di genere, ma una riflessione sull’essere donna e dover affrontare un percorso davvero impegnativo.
Il conforto empatico è un toccasana, farsi avvolgere tra le braccia di chi vuole esserci e vuole ascoltare anche i silenzi dev’essere una gran momento per scrollarsi da dosso paure, fatiche e molto altro.
Mi sono posta l’interrogativo del significato dell’amore e di quello che dovrebbe essere, in teoria siamo tutti bravi poi in pratica succede spesso altro.
Ora ritorno alle donne che vengono lasciate, cosa potrebbe dimostrare che la fisicità prende il sopravvento sulla essenza? Tolgo il seno, ricostruisco, tolgo le ovaie e si bloccano gli ormoni si rallentano i processi della libido, anche la solo chemio la procura, inducendo la menopausa, si può ingrassare, essere un po’ irritabili, possibile che sessualmente si è meno “attive” si è pelate, stanche, si fa fatica a fare ciò che si faceva prima, e poi c’è l’oncologia, le visite, i pensieri, forse meno sorrisi, forse meno attenzione….quanti cambiamenti e poi cos’altro può esserci? L’abbandono !!!
Dopodiché ho fatto un’altra riflessione maturata da diverse esperienze d’ascolto, sento sempre parlare che si vuole in un rapporto desiderio ed adrenalina, una ricerca spasmodica di una autoesaltazione in cui il proprio Ego è il al centro. Sembra di dover dimostrare di essere migliori di, di essere risolutori…più bravi ascoltatori, i più attenti, i più presenti…i più bravi amanti, tutto questo fino a quando non vacilla uno schema, fino a che si può essere simpatiche, sorridenti, prive di problemi, eccitabili, sempre disponibili, presenti a necessità….magari anche fragili, dipendenti….
Ma, quando arriva un tumore che demolisce lo schema cosa succede? Avviene, per una percentuale non irrisoria, l’abbandono.
Non è “solo” il tumore che fa vacillare, può essere un momento di poca attenzione perché in quel momento grava altro, figli, lavoro, cambiamenti che la vita ci dona, oppure economicamente si hanno problemi, capita anche questo, poi ci può essere una malattia….come un tumore che di qualsiasi natura esso sia prova, non si può fare ciò che si faceva prima.
Perché non si ha la pazienza di credere che tutto può migliorare, ogni evento traumatico può migliorarci ?
C’è una distorsione del termine insieme, del termine Amore se poi si viene abbandonate, tradite perché non si è più eccitabili, attente….?
Sono grata a ciò che ho subito perché mi hanno regalato questi occhi, questo sorriso e questa determinazione a essere con la mia solitudine che mi avvolge come una coccola e chiedermi quale uomo si possa affiancare senza giudizio, senza pretese, senza imposizione ma solo con il desiderio reciproco del fare insieme, di essere insieme e non il riflesso del desiderio altrui in cui nulla conta importano solo due mani unite che vogliono la loro vicinanza, il loro contatto.
Ho subito tre abbandoni più o meno dolorosi ognuno dei quali mi ha dato quella forza e certezza che Amare va oltre ad un conto corrente, una moina in più ad assenza di malattia che arriva senza preavviso.
Amare non è cercare una compagnia.
Io so cosa voglio e non intendo rinnegarmi e dopo aver letto quella statistica mi sono rattristata a pensare a quanto dolore e frustrazione ogni donna ha dovuto affrontare.
Quando a noi solitarie ci dicono “ il tuo essere sola dimostra che non sei per stare in coppia”! È proprio l’amore per chi sono che mi permette di avere la compagnia che merito e voglio che sia con me stessa o con chi seleziono allontanando la materialità come canone di inclusione.
Sono una Donna non un centro di accoglienza, non una banca, non una casa di tolleranza…
Nessuna può sentirsi inadeguata o sbagliata se sa di essere stata il meglio che in quel periodo poteva essere, con amore, e sincerità. La bellezza dell’anima non può essere offuscata
Chissà cosa sarà di me…intanto supero questa montagna, credevo di averla già superata ma ero arrivata solo al campo base…zaino sulle spalle e avanti.
Ripeto, questo è davvero un percorso pazzesco!! Ti sbatte in faccia tutto, anche la propria vita senza troppa delicatezza.

 

 

 

Ho passato una settimana e più, in balia di pensieri su pensieri, cercando di non farmi travolgere ma di fatto avevo molta inquietudine.

Mi sono ritrovata durante la chemio a dovermi imbattere in un’altro nodulo, stessa mammella. Ora, che durante la chemio spunti un’altro mostro più cattivo,( magari è altro)  be mi girano un po’ le scatole, per non essere scurrile. Non sono così poco avvezza dell’ambiente quindi so che la notizia non è delle migliori. Nel frattempo attendo l’esito del genetico che mi darà delle risposte.

Arriva, sono una “mutante” conosco il problema arriva la soluzione.

Razionalmente so che si toglie tutto, mutilazione, perché di fatto lo è, via seno, via ovaie, via tutto ciò che potrebbe essere un bersaglio di questa bestia che mi auto genero. Ohhh bene, comunque sia nodulo in più nodulo in meno taglio e risolvo !

Fin da subito ho agito con la mia testa, prima della chemio, sapendo a cosa andavo in contro, sono andata dal dentista, mi sono fatta controllare perché so della micosi al cavo orale, ho preso poi integratori per le difese immunitarie, ho iniziato a bere di più, a idratarmi di più, ad ascoltare, durante la terapia chemioterapica ogni sintomo premonitore di qualsivoglia piccola problematica che stava insorgendo, adoperandomi a risolvere prima che si scatenasse il peggio.

Caspita come sono stata brava!!

Lo dico con un po’ di ironia perché sapere troppo aiuta, certo, ma ti mette in allerta. Se vedo SEMPRE, il bicchiere mezzo pieno, è una gran cosa sapere e riconoscete ogni sintomo, ma in alcuni momenti avrei preferito l’ignoranza, non so se mi sarebbe costata meno, però di fatto l’avrei voluta.

Il nuovo nodulo verrà valutato settimana prox, sono sempre stata una donna piena di sorprese, nel frattempo attendo e mi muovo per l’intervento.

Vero, c’è il problema, c’è la soluzione, tolgo tutto e proseguo questa vita.

Semplice? Si ma quando soffermandomi con più attenzione e lasciando scorrere anche quei pensieri meno razionali e risoluti mi accorgo che tutto si modificherà, non so, subentra una sorta di malinconia, di disagio di insicurezza.

Rido con le mie care amiche, ne ho di eccezionali, sulla festa “Miss maglietta bagnata” che farò a seno rifatto, un eventone super. Serve per farci sdrammatizzare, per farci una risata con un buon bicchiere di vino.

Tra una scalmana e l’altra, parliamo della fortuna della menopausa….tutto sembrerebbe perfetto.

Quindi cosa c’è che non mi quadra?

C’è la velocità con cui tutto si è manifestato ? c’è un cambiamento veloce in me in cui tutto si sta trasformando? C’è la voglia di comprendere chi sarò dopo? C’è sempre questa parte di me che corre, poi arriva l’altra che sta maturando che mi sussurra di vivere oggi, non avere aspettative, non andare oltre perché potrei poi cascare a terra ad aspettativa frantumata.

Le emozioni fanno parte di me, la paura, l’idea che chiuderò qualcosa in modo traumatico è presente. La consapevolezza che essere donna è tutt’altro che due seni e due ovaie è ben chiara, eppure c’è in me una parte di tristezza di stordimento, anche, di insicurezza. Di questo non ho conoscenze, non ho il dentista che mi da prodotti per prevenire, integratori che mi supportano, alimenti corretti per una giusta alimentazione….c’è la mia intimità, c’è quella parte così profonda che sento forte.

Ho ancora visite da fare, nuove realtà da conoscere, che so affronterò come so fare e poi c’è l’altro che si palesa negli occhi. C’è il mio essere che è profondo e si sta facendo sentire con molta insistenza

Questo è ciò che mi sta dando questo percorso pazzesco ci sono io con tutto ciò che sono e rappresento e ciò che sarà.

 

 

 

Grazia

Nulla è mai per caso. Negli ultimi anni ho vissuto con questa filosofia che permette di migliorare la mia pazienza, assente per anni ma che ho imparato a coltivare.
Sono arrivata a tutto questo ripercorrendo a ritroso i miei 47 anni
“ vedi Grazia quella volta è successo quel fatto distruttivo che poi ti ha portato ad essere : più serena, più umile, meno chiassosa, più professionista, più amorevole, meno spigolosa, più trasgressiva, meno giudicante….più mamma, più donna…più….meno…..più…meno e via così per arrivare a questi giorni!”
Ricordo che a diagnosi del tumore mi sono detta “ ci sarà un motivo” arriverà, a volte in poco tempo altre volte il tempo sì dilata fino a quando un giorno casuale mentre farò qualcosa, forse di meno casuale, si visualizzerà tutto, mi guarderò e:” accidenti ecco il perché !”
Ohhhh che sia chiaro ci sono state giornate dei “ vaffa, ma basta!!” ora sono più rare.
In questo periodo ho chiesto scusa ai miei figli per quel tempo in cui l’andare, la fuga, la paura, la frustrazione avevano soffocato tutto, loro non centravano ma hanno sofferto la mia confusione, circondata dalle macerie e di quel poco che mi era rimasto dei miei sogni, obiettivi, della mia famiglia, non ero mentalmente presente per loro. Ancora oggi mi spiace, ho compreso, poi, che non era colpa mia che non ero io la sbagliata ero solo tanto amareggiata, sola e confusa una lotta costante con la rabbia che mi soffocava.
Ammetto i miei errori e le loro conseguenze, ma rimango la stessa che aborra la falsità, l’ipocrisia e il tradimento.
In questo non c’è stato un cambiamento. Ehhh no, non è retorica è verità.
Non mi piace l’imposizione casalinga ma sto conoscendo questa nuovo stato. L’aumento dei contagi mi costringe a starmene tranquilla e quindi devo resettare (ancora!) i miei ritmi. Io sono la donna del fare, andare, comunicare. Prima era una fuga, più facevo più trascuravo me, non mi ascoltavo, ascoltavo gli altri, era semplice trascurando, di fatto, l’amore per me. L’importante era correre.
È da tempo che sono anche la donna del silenzio, della calma e dell’ascoltarmi, della “quasi” pazienza, insieme alla donna del movimento ma non per fuga, ma di fare per un obiettivo dichiarato,
Ammetto che adoro guidare e ho ancora il desiderio di stare in macchina, sola, anche dopo la chemioterapia, ascolto la musica e…e tutto mi aiuta a riflettere.
Questo tumore, che scopro generato da una mutazione, mi ha rallentata, la pandemia mi ha fermata. Non mi spaventano più i miei pensieri, non li allontano, custodisco.
Osservo, osservo molto di più, sento di più anche gli altri, tutto questo è immenso.
Ho imparato a gestire il mio sentire, ho quella pazienza che da tempo sto costruendo. Non mi accanisco, lascio correre. Ognuno merita il suo tempo e se non dovesse arrivare accetto. Eppure so che tutti meriterebbero di essere senza condizioni.
Tutto questo non me lo ha dato il tumore ha accelerato un mio cambiamento già in cammino. Ho ancora delle paure….
Lui è un mezzo,impegnativo, aberrante pauroso che dichiaro MA è tanto altro, senso di me, della vita e di ogni minuto che trascorre con me e con chi ho scelto stare con me.
Ecco la pazienza….arriverà ancora più solida in me.
Aspetto che tutto prenderà il suo senso perché c’è, devo solo attendere quel giorno in cui arriverà….

 

 

 

…continua…

Ci sono momenti in cui mi sembra di vivere da spettatrice, come la prima volta che ho fatto la chemioterapia.
Ero in oncologia, visita fatta, sapevo a cosa andavo in contro e mi sono seduta sulla poltrona. Come quando si vedono i film, poltrone comode, alte regolabili con alle spalle la pompa per l’infusione.
Tutto è scandito, prelievo, peso, pressione, saturazione, temperatura, visita e attesa, attendo che il mio cocktail sia pronto e poi in vena…inganno le due ore e mezzo di infusione leggendo, osservo tutto quello che succede, sarà la mia solita curiosità di conoscenza sarà deformazione professionale o entrambe ?
Non ho molta voglia di comunicare, lo faccio con le brave infermiere, chiedo di staccarmi dalla corrente per andare in bagno, ( fare pipì è importantissimo !! ) trascino la mia flebo..ritorno a sedermi. Siamo in tanti in sala, sono fra la più giovane, forse la più giovane.

Tutto surreale.

Ancora oggi struccandomi la sera, vedendomi allo specchio con poche ciglia e sopracciglia e senza capelli mi riconosco poco, rispetto a chi ero e mi intenerisco, scatta una sorta di protezione verso quel volto, il mio, il corpo, tutta me stessa. Come non poter voler abbracciarmi.
Sembro vulnerabile sotto la luce del bagno, sembro fragile, lo sono, ma sono tenace ed è questa parte fiera e risoluta che abbraccia la parte fragile.
Gli occhi sono sempre brillanti, alcune volte scorgo un po’ di tristezza, allora faccio delle smorfie e il riflesso mi diverte. Gioco, scherzo e mi diverto con la mimica facciale, faccio la linguaccia, storco la bocca, gli occhi..però devo coprirmi la testa, perché mi viene freddo e devo mettere il copricapo casalingo.

Penso all’imminente intervento che dovrò affrontare. Non mi preoccupo, non sono mai stata corpo dipendente, certo mutileranno la mia parte donna, non sono completamente estranea a questo, ma ho sempre voluto, lo faccio ancora, curare la mente e nutrire l’anima per me prioritarie
Ho avuto anche un pensiero verso mia madre….

Ci sono mattine che mi trucco pur sapendo di non dover uscire, cambio volto, un trucco ben fatto mi piace, gli occhi risaltano, completo tutto con un po’ di rossetto

Non intendo trascurarmi non intendo dimostrare ciò che non sono, come già scritto NON SONO MALATA !

Ecco arriva la sera e partono le caldane, scalmane insomma tolgo copricapo, maglione e sudo, fra 5 minuti mi ricoprirò per il freddo.

Domani arriverà un’altro libro, nutrirò la mia anima, ecco per lei sono molto protettiva e gelosa…lei è.

Ora a letto, ho bisogno di dormire, lotterò tutta notte con il caldo, poi il freddo. Passo la nottata litigando con la coperta, guardando il telefono per leggere l’orario aspettando quell’ora in cui sò che tutto si calmerà e inizierò a dormire, cerco la zona più fresca del letto, mi giro e mi rigiro.
Inizia un’altra giornata, oggi avrò l’esito del test genetico, domani andrò in oncologia e si ragionerà su quando subirò l’intervento, quando, finalmente, eliminerò questo mostro che si è voluto intromettete nella mia vita.

 

 

Una delle domande frequenti che sento e che mi sono posta anche io è “ ma perché?”

Già ti sembra di aver dato abbastanza in questa vita, abbastanza sofferenze, abbastanza sacrifici, abbastanza delusioni, insomma TANTI ABBASTANZA. Poi in coscienza so che a nessuna domanda di questo tipo si possono avere risposte soddisfacenti.

Migro i pensieri in altro, cerco di sistemare il sistemabile sorridendo verso ciò che costruiamo attorno a noi.

Metto ordine laddove prima non sono riuscita ( non c’era mai tempo ) sistemo i conti, faccio tutto ciò che è giusto…poi sorrido e se prima tutto ciò gravava come fossero priorità sulle quali si veniva pure giudicati ( malamente giudicata ) ora più che mai questa materialità è talmente invisibile difronte al valore vita.

Ovvio non si può estromettersi dai doveri ma allora il dovere al rispetto verso ciò che non è materiale? Io Amo, amo tutto amo la serenità e ho bandito la rabbia da tempo che per troppi anni mi ha consumata, amo gli occhi di chi mi parla cercando di vederci l’anima. Amo ogni piccola o grande conversazione

Ecco ero arrivata a tutto questo, avevo allontanato ogni sentimento distruttivo, avevo allontanato la tristezza, il caos, le fughe per non affrontare le mie paure.

Ero in una sorte di quiete costruttiva, e nulla pensavo potesse rallentarmi. Una certezza di “immunità” d’altronde non può succedere a me….

Quindi non ho risposta sul perché mi sta succedendo tutto questo però è successo e non mi arrabbio, affronto alcune volte arrivano le lacrime, alcune volte arriva il vuoto, perché non c’è qualcosa di materiale a cui aggrapparsi………

 

 

 

Termine tumore sinonimo di morte, non lo penso io, lo pensa chi in questo periodo ha preferito allontanarsi e ho accettato. Ho visto le loro fragilità e la paura di perdermi quindi hanno scelto la via della fuga. Mi sono chiesta, però, non è meglio vivermi, se temi che muoia, che allontanarti con il rimorso di non averlo fatto?
Certo non posso impormi, pur mancandomi delle persone sparite, ma alcune domande me le pongo anche perché sento la paura di chi nonostante i propri limiti è al mio fianco.
Non sempre le notizie che ricevo in DH sono confortanti però non ho dei brufoli che non reagiscono ad una cura dermatologica ho un tumore il cui nome e cognome non è simpatico quindi ho messo in conto che ci possano essere momenti di ragionamento, di valutazione.
Quante volte la retorica sulla vita ha preso il sopravvento sulle conversazioni, già mi infastidiva prima, ora la respingo.
Amo ogni minuto di ogni giornata, mi arricchisco di tutto quello che accade, che sia i rapporti con i colleghi, l’amore per i miei figli, la complicità delle amiche che ci sono tutti i giorni rispettando la definizione che oggi do al mio “ come stai?”
Si sono ribaltate le mie priorità.
L’altra sera mentre pulivo la cucina mi dicevo “ pensa Grazia, non hai la casa dei tuoi sogni, purtroppo i dolori della mia vita non me l’hanno concessa, hai sofferto perché prima di trovare un equilibrio professionale hai vissuto la fame, nel vero senso della parola, i miei progetti della famiglia che volevo si sono frantumati, che cosa ho realizzato?
Me stessa, ho realizzato me, proteggo me, sono su di me e ho il coraggio di dirmi che mi voglio bene.
Amo la mia pelata, amo chi sono e non è una casa che mi fa essere…
Ho amici fantastici che nonostante abbiano paura ci sono e so che questa esperienza mi trasformerà. Non so chi sarò so chi non sarò più

Non parliamo della sua patologia ,preferisco parlare di lei ,della sua voglia di sorridere e condividere, insieme ai momenti disperati…in questo mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno , un periodo forse complicato anche curarlo, nella emergenza COVID-19 pesa tutto di più per coloro che devono essere in diversi ruoli in corsia, pazienti e sanitari…

Le daremo voce per tutto il mese nella speranza che attraverso la condivisione anche altre persone si sentano meno sole..

 

“ c’era tutto….supponevo ci fosse tutto, tante fatiche e tanti dolori vissuti e superati, chiusa in casa, causa COVID, mi stavo anche innamorando”

Avevo il lavoro che da anni ambivo,avevo il mio orgoglio e la mia fierezza, Figli, amici ….  i miei capelli che erano tanti e che curavo, convinta che senza avrei perso qualcosa.

 

 

 

“ scopro che ho una bella testa e la mia convinzione sui miei capelli non è vera, io sono altro, posso essere altro. Nel frattempo sono stata lasciata, tre giorni prima della prima chemio  da colui di cui mi stavo innamorando ma è comprensibile, lui mi dice che non ce la fa ed io accetto, soffro ma non posso condannare una sincerità. La chemio mi sta trasformando, il mio fisico già sta accusando ma sorrido perché grazie alla chemio, mia alleata, sconfiggerò questa bestia che vuole spegnermi.”

 

 

 

“Non sono malata ho un tumore, è molto diverso e non nasconderò con una parrucca questo periodo quindi scelgo i copricapi diventando un corredo , un divertimento, mi diverto. Mi occupo del mio corpo e mi trucco con più attenzione. Non amo la compassione ne verso di me ne verso gli altri. “

“Sono sola, non ho chi mi abbraccia chi può accogliere le mie paure i miei pianti. La paura di morire è arrivata impetuosa. Solo nell’ascoltarla ho compreso che ora vivo e voglio vivere e sorrido per ogni attimo, per ogni giorno che passo nonostante la chemio si accumuli e sento che il fisico fa fatica a stare al passo a tutto quello che voglio fare. Devo fermarmi e riposare.”

“Non è semplice ma neanche impossibile. Io ho bisogno di amarmi e lo sto facendo e i miei figli hanno bisogno di vedere la loro madre combattere e esserci sempre. “

“Mi sveglio di notte sudata fradicia, le mie ovaie funzionano ma non ho più le mestruazioni e questo mi infastidisce, ho 47 anni sono giovane e ho il tumore delle giovani donne e non ho avuto molto tempo per accettare tutti questi cambiamenti. Però si possono affrontare, e devo affrontarli.

“Ennesima chemio, meno male che c’è, ho letto su Internet, ho scritto il nome del tumore, ho scelto poi di non leggere più perché scelgo di non credere alle statistiche ma credere in me, alla mia voglia di rimanere su questa terra per ancora tanto tempo. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, SEMPRE.”

….”Ascolto il mio corpo, devo accettare che merita riposo, non posso combattere con l’energia svanisce, devo rispettarmi e se sono stanca mi fermo, devo dormire, devo ! “

…”Sarà quel che sarà ma non bisogna morire prima del tempo”.

“Sono ancora innamorata. Dovrò subire una mutilazione, aspetto l’esito del prelievo per vedere se ho il genoma patologico che mi ha generato questo tumore e fra un po’ dovrò pensare all’intervento e sarà radicale, forse, due seni, le ovaie e mi chiedo che donna sarò? Sorrido per le protesi ma non mi importa, scelgo anche di usare meno l’ironia perché spesso viene usata per sottovalutare la gravità. Sorridere non è sinonimo di superficialità o negazione. Ho imparato ad esserci e a rispettare questa bestia e la sua gravità ma non a soccombere. “

“Non mi interessa se sono forte o tenace mi interessa non spezzarmi, entrare nell’arena e fare ciò che è giusto. “

“Spesso esco dal campo di battaglia sfatta, la chemio mi risucchia l’energia, sento l’infusione, sento i postumi…ora le mani e i piedi hanno perso parte della loro sensibilità, mangio e non riconosco i sapori, sono alterati, passerà anche questo. “

“Mi sento fragile e lo sono ma domani altra chemio “

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